San Mauro Castelverde

Teatro

Teatro Comunale

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Note
Il teatro comunale sorge sulle rovine di un antico convento del 1500 appartenente ai Padri di San Francesco, detti Conventuali.
Questo era costituito da tre livelli: al primo piano vi era la cucina, al piano terra un lungo corridoio, il refettorio e le celle dei frati le cui porte davano sul cortile sotto cui vi era la dispensa del vino la cui porta dava direttamente nel piano della chiesa di San Francesco sotto il campanile antico. Successivamente la chiesa fu rifatta e la dispensa portata a livello del cortile che ampliato conteneva una grande cisterna d’acqua di cui si ha traccia in direzione degli spogliatoi del teatro. Inoltre nella suddetta chiesa venivano seppelliti “li cadaveri quasi di tutte le famiglie nobili della Terra”.
I frati conventuali rimasero nel nostro paese circa 150 anni, dal XVI alla metà del XVII secolo, perché poi soppressi dalla bolla di Innocenzo X.
Nel XIX secolo, essendo crollate le ultime mura del convento per mancanza di cure, fu commissionata la costruzione della sala. Questa era costituita da due ordini di 12 palchi ognuno la cui commissione fu volontaria offerta delle famiglie più facoltose maurine che ne avevano il diritto per sé e per i propri eredi nella stagione teatrale che si svolgeva nella tarda estate e nel primo autunno.
La platea, invece, constava di 100 posti distribuiti “in 10 file di banchi con 5 posti ogni banco, sistemati 2 banchi per ogni fila con al centro il corridoio”. Vi era inoltre una galleria senza divisione di posti che costituiva la piccionaia ed era destinata ai ragazzi e agli uomini che non avevano disponibilità economica di pagare il posto in platea. Gli uomini sedevano in platea, mentre le famiglie e, soprattutto, le donne andavano nei palchi. L’interno era costruito in legno e decorato di pitture e nel sipario di tela dipinta vi era un cavallo vicino ad un albero. Nel 1930 fu chiuso al pubblico per restauro e dopo 70 anni, nel febbraio 2000, il teatro è stato riaperto. In occasione dell’inaugurazione di esso fu messa in scena l’opera “Il Falco” dalla compagnia teatrale del Teatro Libero di Palermo. Oggi l’attuale struttura consta di una platea e di una galleria (la prima con 150 posti a sedere, la seconda con 40) ed un ampio palcoscenico di circa m.l. 7,50 x 6,70. Sulla facciata principale è raffigurato un cavallo alato di Vanni Quadrio, datato 2002 e commissionato da Rosalia Pace vedova Ragonese.
La scelta del cavallo deriva dalla frase di Mario Ragonese, marito della  Pace, “Il teatro è ancora un sogno” (incisa all’ingresso della struttura), detta dallo stesso in maniera pessimistica per il non completamento dei lavori di restauro; ma la reale scelta di questa effige riguarda il teatro in se stesso: esso rappresenta un luogo ameno che allontana colui che vi entra dalla realtà quotidiana trasportandolo in un sogno attraverso un momento catartico, mentre il cavallo alato è come l’ippogrifo usato nell’Orlando Furioso da Ariosto, ricalcato in molte opere teatrali e nella mitologia, esempio magico di maestosità e nobiltà che si ricollega alla fierezza del popolo maurino di vivere e voler continuare a vivere nelle montagne grazie alle attività connesse al territorio.